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Il disturbo borderline: un dolore difficile da raccontare

«Le emozioni sono così intense che certi giorni è difficile alzarsi dal letto, andare a lavoro o anche semplicemente essere se stessi. Ti viene voglia di farti del male, non vuoi sentirti così ogni singolo giorno. Non capisci cosa ti sta succedendo e ti chiedi: perché devo stare così?».

La sofferenza a cui il giovane Donovan non riesce a dare un nome è conosciuta in ambito psicologico come Disturbo Borderline di Personalità (DBP). Cambi di umore improvvisi, instabilità dei comportamenti e delle relazioni sociali, impulsività e difficoltà ad organizzare i propri pensieri sono solo alcuni dei sintomi sperimentati da chi soffre di DBP.

Dalla gioia alla tristezza, dalla rabbia al senso di colpa. La persona affetta da disturbo borderline oscilla continuamente tra emozioni contrastanti o, addirittura, le sperimenta tutte insieme. Il risultato è una sensazione di caos che confonde e spaventa sia chi prova tutto questo sulla propria pelle, sia i familiari che nella maggior parte dei casi non sanno come rapportarsi al proprio caro. Anzi, spesso sono proprio le relazioni affettive a innescare la miccia della disregolazione emotiva.

Un rifiuto, una critica, una disattenzione, o semplicemente un’aspettativa disattesa, sono sufficienti a suscitare reazioni di rabbia e dolore in chi è affetto da DBP. Una rabbia e un dolore intensissimi, repentini, duraturi e soprattutto ingestibili. Regolare le proprie emozioni diventa un compito faticoso e quasi sempre fallimentare. Alla sofferenza queste persone rispondono con atti impulsivi, litigi, risse. Al caos e alla paura con abuso di droghe, abbuffate di cibo, spese sconsiderate, promiscuità sessuale e gioco d’azzardo.

Nonostante il disturbo borderline colpisca circa l’1% della popolazione, sono ancora in pochi a conoscerne l’esistenza. «Un tipo strano, diceva tutto e il contrario di tutto». Prima o poi capita di incontrare qualcuno che parla senza seguire un filo conduttore, che racconta mille episodi senza trarne conclusioni logiche, che parla di sé e degli altri cambiando continuamente opinione. E se non fosse un tipo strano? Se fosse una persona che soffre di disturbo borderline?

È come se uno strato di pelle fosse stato strappato via, lasciando scoperti i nervi, che a questo punto sentiranno ogni impercettibile vibrazione dell’aria. Le persone con DBP avvertono ogni comportamento altrui come potenzialmente lesivo. Soffrono per ragioni che lascerebbero completamente indifferenti soggetti emotivamente meno fragili. Si buttano a capofitto nelle relazioni (familiari, amicali, amorose), dando tutto e pretendendo di più: le vie di mezzo non sono contemplate. La paura dell’abbandono è una costante compagna di viaggio, per questo chi soffre di DBP tenderà a dividere il suo mondo relazionale in buoni e cattivi e ad aggrapparsi fortemente alla prima categoria. L’idealizzazione delle persone amate o ammirate è un tratto comune, così come la repentina svalutazione delle stesse persone. Il confine tra buoni e cattivi è mobile. Una delusione o un comportamento sbagliato bastano a etichettare un buono come cattivo. L’altro è spesso percepito come dannoso, ostile, giudicante.

Nella testa di chi soffre di DBP nasce così la convinzione di non essere amato, o peggio, di non meritare amore. «Non valgo niente!», «Sono un bluff!», «Sono inconsistente! », «Sono sbagliato!» sono pensieri ricorrenti. Fuori c’è un mondo avvertito come nemico, dentro un giudice severo e poco incline a perdonare gli errori.  Il risultato è una penetrante sensazione di solitudine, abbandono e paura. Un senso di vuoto al quale le persone affette da disturbo borderline possono reagire con stati di dissociazione mentale, abuso di droghe e alcol, atti lesivi e tentativi di suicidio.